ISMA Servizi Ambientali - Impresa di Pulizie Torino - pulizie uffici Torino
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Martedì, 01 Agosto 2017 08:29

Cos'è la sanificazione ambientale.

Per sanificazione si intende il complesso di procedure, operazioni e prodotti impiegati che consentono l’eliminazione sia dello ‘sporco visibile’ che di qualsiasi residuo batterico, al fine di rendere l’ambiente sanificato assolutamente salubre. L'esecuzione costante e periodica di questo procedimento è altamente consigliabile soprattutto in luoghi molto frequentati (uffici, ospedali ecc.), dove la rimozione di germi e batteri è una assoluta priorità. In linea generale una procedura di sanificazione prevede tre fasi principali: - la pulizia e detersione delle superfici; - il risciacquo, dove avviene buona parte della riduzione della popolazione batterica; - la disinfezione, ovvero il trattamento dell’ambiente con prodotti disinfettanti specifici, atti a completare l’eliminazione della presenza batterica. Esistono molteplici procedure di sanificazione degli ambienti. Tra queste annoveriamo: - sanificazione con l’ozono: tecnica che fa uso di uno degli ossidanti più potenti in natura, fondamentale soprattutto per la sanificazione dell’aria. Questa molecola non ha controindicazioni e può raggiungere con facilità ogni superficie. - sanificazione con aerosolizzatori: tecnica molto semplice ed efficace, che prevede l’immissione nell’aria di un aerosol secco che non forma patine e che elimina virus e batteri. Utilizzata soprattutto in ambienti con alto rischio di contagio (ad esempio nelle ambulanze).

Martedì, 01 Agosto 2017 08:26

Cos'è la disinfestazione

La disinfestazione è definita genericamente come il complesso di operazioni e pratiche tendenti alla eliminazione (o riduzione) dei parassiti (artropodi, muridi e malerbe) e di altri piccoli organismi e insetti dannosi alla salute dell’uomo. Esistono tipologie diverse di interventi disinfestanti tra i quali vanno annoverati la derattizzazione (ovvero la lotta contro ratti) e il diserbo (contro le malerbe). Generalmente, le fasi del processo di disinfestazione sono: - il monitoraggio, che include tre ulteriori sottofasi (studio dell’ambiente, valutazione degli infestanti presenti e progettazione del ‘piano di lotta' da adottare); - l’intervento concreto, dove vengono attuate le tecniche di disinfestazione decise in fase di monitoraggio; - il monitoraggio di controllo finale, dove si verifica l’efficacia delle operazioni messe in atto. In questo campo esiste anche una classificazione dei vari ‘tipi di lotta’, ognuna più adeguata ad un contesto rispetto che un’altra. I tipi di lotta si distinguono in lotta biologica (che si avvale appunto di metodi biologici), lotta guidata (che fa ricorso invece a prodotti chimici) e lotta mirata (che si concentra sulla eliminazione di un solo infestante bersaglio) In questo procedimento assume un valore fondamentale anche la selezione di una attrezzatura idonea e di prodotti adeguati.

In un ottica di ecosostenibilità, è importante prendere coscienza dell’impatto che i vari prodotti di pulizia possono avere sull’ambiente e considerare gli eventuali rimedi per ridurlo e migliorarlo. I prodotti di pulizia ad esempio possono essere causa di: - inquinamento atmosferico; - formazione di ozono (smog); - contaminazione della catena alimentare; - effetti pericolosi sugli organismi dell’ambiente acquatico; - creazione di alghe che compromettono la qualità delle acque; - impatti negativi sulla salute degli addetti al servizio di pulizia (attraverso solventi nocivi per la salute umana); - produzione di rifiuti da imballaggio. Gli impatti sopra elencati possono essere ridotti sia utilizzando prodotti ecologicamente certificati, sia riducendo al minimo la quantità utilizzata nello svolgimento del servizio di pulizia, considerando ad esempio: - l’utilizzo di tecniche innovative per la pulizia (come i panni riutilizzabili in microfibra); - un corretto monitoraggio del servizio (assicurandosi ad esempio che siano utilizzati dosaggi adeguati); - la revisione dei piani di pulizia (per esempio la frequenza con cui pulire i diversi spazi); - l’esclusione di prodotti inutili come taluni deodoranti e disinfettanti; - miglioramento della formazione del personale addetto alle pulizie; - diminuzione della quantità degli imballaggi usati o il loro riciclaggio.

Martedì, 01 Agosto 2017 08:23

Come agisce un detergente disinfettante.

Il primo compito per ogni seria impresa di pulizia è quello di accettarsi, durante una disinfezione, che qualsiasi tipo di microrganismo che possa causare danni alla salute dell’uomo venga davvero eliminato. In tal senso diventa indispensabile conoscere i diversi tipi di disinfettanti a disposizione e le loro modalità d’azione. Pur esistondo diversi tipi di disinfettanti, la modalità di agire è la stessa per tutti: l'azione ossidante abbatte anzitutto le pareti delle cellule dei germi, bloccandone cosi il processo energetico e sintetico. La differenza sta dunque esclusivamente nella diversa combinazione degli ingredienti attivi: ecco perché ci sono prodotti più efficaci su un tipo di germi e meno su altri. Per un risultato ottimale è quindi sempre opportuno leggere l’etichetta e la scheda tecnica dei disinfettanti impiegati. La scelta di un prodotto inoltre deve tenere conto di alcuni fattori come la concentrazione, il tasso di diluizione e il tempo di contatto. Le principali categorie di disinfettanti sono due: - disinfettanti ai sali quaternari d’ammonio, che immettono una carica positiva nelle cellule dei batteri causandone la morte. Sono spesso utilizzati nelle sanificazioni di basso livello; - disinfettanti fenolici, che contengono acido fenico ed hanno un forte potere corrosivo. Molto impiegati nella disinfezione.

Nell’industria farmaceutica si impiegano particolari attrezzature e impianti produttivi che richiedono, per essere sanificati, l’utilizzo di metodologie e di sistemi di lavaggio specifici. La metodologia operativa più utilizzata per la sanificazione in questo settore è quella dei cosiddetti lavaggi C.I.P. (Cleaning in Place) che significa “lavaggi sul posto”. Questa metodologia consente di effettuare la pulizia automatica di parti interne di apparecchiature varie (come recipienti, tubature, serbatoi) mediante pompaggio di soluzioni detergenti che vengono poi messe in ricircolo e riutilizzate per le superfici. Questo procedimento consente una efficace sanificazione degli impianti produttivi senza la necessità di doverli smontare e trasportare altrove. Un’altra tecnologia molto utilizzata è quella dei lavaggi meccanici a spruzzo. Questo sistema prevede l’impiego di macchine monoblocco o a tunnel che automatizzano le procedure di lavaggio garantendo massima efficacia in tempi ridotti. I lavaggi a spruzzo prevedono una fase di risciacquo, una fase alcalina (se bisogna rimuovere contaminanti organici) e una fase acida (in caso di rimozione di contaminanti inorganici). Infine in molti processi farmaceutici è necessario l’utilizzo di tecnologie di filtrazione tangenziale (come la microfiltrazione, ultrafiltrazione, osmosi inversa, dialisi) che si avvalgono di membrane filtranti composte da materiali diversi, a seconda dei tipi di filtrazione.

Gli ambienti dell’industria farmaceutica sono composti da un’ampia tipologia di reparti di produzione, ognuno dei quali presenta caratteristiche diverse a seconda del tipo di contaminazione possibile. Per ogni reparto è opportuno quindi impiegare le tecniche e i prodotti di sanificazione più adeguati, soprattutto per la pulizia delle superfici aperte. Nell’industria farmaceutica esistono: - i reparti secchi, dove vengono creati prodotti solidi (compresse, pillole, granulati etc.). Ai prodotti detergenti su base acquosa vengono preferiti i preparati alcoolici che consentono di sgrassare ed asciugare le superfici senza lasciare residui. Sono inoltre usati sistemi di pulizia a secco (come gli aspiratori); - i reparti umidi, dove si producono semisolidi (creme, pomate, unguenti etc.). Per la pulizia vengono utilizzati detergenti e/o sanificanti liquidi applicati manualmente tramite panni o mop. La scelta dei prodotti dipende dal tipo di superfici, dalla risciacquabilità, e dalla sicurezza degli operatori. - i reparti bagnati, vale a dire aree sulle cui superfici è possibile far uso senza problemi di detergenti o sanificanti in soluzione acquosa. Un’eccezione a parte va fatta per gli ambienti a contaminazione controllata (le Clean Rooms): queste aree devono rimanere sempre sterili e richiedono quindi l’utilizzo di prodotti di sanificazione di questo tipo.

Soprattutto nelle grandi città, dove esiste un alto tasso di inquinamento, le polveri e la fuliggine presenti nell’aria si depositano facilmente sui pannelli solari condizionandone il rendimento. Studi universitari hanno calcolato che lo sporco può ridurre l’efficienza produttiva di un impianto anche fino al 25%: in tal senso una corretta pulizia assume un ruolo molto importante. La pulizia dei moduli fotovoltaici è un’operazione attraverso il quale vengono rimossi dalla superficie tutti quei residui che limitano l’assorbimento della radiazione solare riducendo la produzione di energia. I moduli solari ricoperti da polvere infatti presentano minore esposizione all'irraggiamento. Anche se generalmente un pannello si sciacqua tramite la pioggia, una sua detersione completa avviene solo munendosi di acqua corrente e di spugna non abrasiva. Se il pannello invece presenta delle incrostazioni, allora è meglio utilizzare un detergente antistatico, che elimina anche sostanze grasse come il calcare o residui organici cristallizzati. Per ovviare al problema degli escrementi di uccelli, si possono invece installare piccole antenne di plastica nella parte superiore dei moduli. Infine, se si è impossibilitati a salire sul tetto, ci si può rivolgere a ditte specializzate che fanno uso di piattaforme aeree, spazzole elettroniche rotanti e lavaggio a osmosi inversa.

Un disinfettante è un composto chimico in grado di eliminare i microrganismi (batteri, virus etc) presenti su materiali inerti e superfici. I disinfettanti vanno distinti dai detergenti in quanto quest’ultimi non hanno un’azione battericida ma solamente pulente. I requisiti che un disinfettante ottimale dovrebbe avere sono: - funzione biocida ad ampio spettro (capacità di eliminare i microrganismi sui quali viene impiegato); - alta affidabilità in termini di sicurezza (non deve danneggiare né l’uomo né i materiali trattati); - qualità e facilità di applicazione. Ovviamente nessun singolo disinfettante dispone di tutti questi requisiti. Esistono però sostanze diverse adatte a specifici campi di applicazione. I disinfettanti sono suddivisibili in tre categorie: - di basso livello (ammonio quaternario), distruggono diversi batteri ed alcuni virus e miceti, ma non i bacilli tubercolari e le spore; - di livello intermedio (alcol etilico), distruggono tutti i batteri, virus, miceti e rendono inattivo il Mycobacterium tubercolosis. Non hanno efficacia sulle spore. - di alto livello (perossido d’idrogeno): distruggono tutti i microrganismi, ad eccezione di alcune spore batteriche. Se usati in modo improprio, i disinfettanti possono causare effetti indesiderati. È importante quindi sempre avere alcuni accorgimenti pratici (come evitare di rabboccare soluzioni disinfettanti diverse).

Gli agenti chelanti (o sequestranti) sono composti chimici in grado di formare legami stabili con gli ioni metallici. L'acqua, il solvente principale usato per pulire, contiene spesso questi ioni (come calcio, ferro e magnesio) che, reagendo con i tensioattivi, ne ostacolano la funzione pulente. Gli agenti chelanti vengono dunque aggiunti ai detersivi proprio per associarsi agli ioni metallici permettendo ai tensioattivi di agire in modo efficace. L' impiego di questi agenti nella sanificazione industriale e civile è molto diffusa soprattutto per evitare la formazione di incrostazioni calcaree. Strettamente correlato a queste sostanze è anche la problematica dell’impatto ambientale: molte di queste infatti sono state revisionate dalle varie normative ecologiche (che ne hanno limitato o addirittura vietato l'uso). Tra i vari agenti chelanti ricordiamo: - il fosforo, usato come un "costruttore" di prodotti per la pulizia, è però una delle cause principali di eutrofizzazione dei sistemi acquatici, soprattutto negli ambienti più caldi; - l’acido etilendiaminotetracetico (EDTA), è un agente molto potente utilizzato nei detergenti per rimuovere i metalli pesanti depositati nei sedimenti fluviali. Da un punto di vista ambientale però risulta essere molto poco biodegradabile; - L’acido Nitrilotriacetatico (NTA) pur essendo un efficiente sequestrante di ioni metallici, è anche un potenziale agente cancerogeno.

I detergenti sono combinazioni di sostanze chimiche che migliorano l’azione pulente dell’acqua rimuovendo ulteriormente lo sporco dalle superfici. I meccanismi di azione dei detergenti nei confronti dello sporco possono essere di diverso tipo: tra questi ricordiamo la solvatazione (azione di scioglimento) e la solubilizzazione (azione di dispersione). Un fattore importante di questi prodotti è la biodegradabilità: i detergenti attuali devono essere altamente biodegradabili per motivi di conformità alle normative comunitarie ecologiche. I detergenti possono essere: - fortemente alcalini: utilizzati per la rimozione dello sporco grasso e la pulizia dell’acciaio; - manutentori: non essendo eccessivamente aggressivi sono adatti alla pulizia ordinaria; - deceranti: impiegati per asportazione della cera metallica; - combinati con cere: composti da tensioattivi e da cere che combinano l’azione pulente con quella protettiva; - neutri: indicati per la pulizia di superfici dure (piastrelle e lavandini); - a base alcolica: presentano alcoli che asciugano rapidamente senza lasciare aloni. Ideali per i vetri; - sgrassanti: caratterizzati da un pH alcalino che contrasta le sostanze grasse. Ottimi per sgrassare le superfici dei sanitari; - acidi disincrostanti: caratterizzati da un pH acido. Utilizzati nelle incrostazioni calcaree; - disinfettanti: composti sia da ingredienti detergenti che da principi attivi disinfettanti.

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